I genitori, gravemente feriti, non possono aiutarlo. Le organizzazioni umanitarie non hanno accesso alla zona e non riescono a soccorrerlo in tempo.

Così un bambino di un anno e mezzo muore di freddo, in una foresta ai confini tra Bielorussia e Polonia, mentre altre migliaia di migranti, nel gelo dell’inverno che arriva, invece che essere accolti vengono scacciati, perfino aggrediti.
È possibile semplicemente sostenere, in una situazione come questa, in modo neutro, che “un bambino è morto”?
No, la verità, se direttamente vogliamo guardarla negli occhi, è che questo bambino è stato ucciso: dall’indifferenza, dell’egoismo, dalla speculazione politica sulla pelle dei migranti, da una assurda disumanità: e tutto questo alle porte dell’Europa.
Una vergogna.
Un’inaccettabile vergogna.
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