• Le multinazionali dovranno dichiarare pubblicamente l’importo delle tasse pagate in ciascun paese dell’UE
  • Ammessa una certa flessibilità, ma previste norme dettagliate per evitare abusi

Il PE ha dato il via libera definitivo alle norme che obbligano le grandi multinazionali a dichiarare pubblicamente le tasse pagate in ciascun paese UE.

Con l’adozione della legislazione il Parlamento ha concluso un processo legislativo che si è trascinato per cinque anni a causa dell’immobilismo di alcuni governi. L’obiettivo è prevenire l’elusione fiscale.

Le multinazionali UE e extra-UE e le loro controllate con un fatturato annuo superiore a 750 milioni di euro, operanti in più di un paese UE, dovranno pubblicare l’importo delle tasse pagate in ciascuno Stato membro. Tali informazioni dovranno inoltre essere disponibili pubblicamente su Internet, secondo un modello comune e in un formato leggibile elettronicamente.


Relazioni dettagliate per una maggiore trasparenza

In base all’accordo approvato dai deputati, per poter utilizzare al meglio le informazioni fornite e aumentare la trasparenza, i dati forniti dalle compagnie dovranno essere disaggregati in voci specifiche, tra cui la natura delle attività della società, il numero di dipendenti a tempo pieno, l’importo degli utili o delle perdite al lordo delle imposte, l’importo delle imposte sull’utile accumulate e pagate e degli utili non distribuiti.


Garanzie supplementari per prevenire gli abusi da parte delle imprese

Le controllate o succursali al di sotto della soglia di reddito dovranno inoltre pubblicare le loro informazioni fiscali, se si ritiene che esistano solo per aiutare la società ad eludere i nuovi obblighi di comunicazione.

Alcune disposizioni, che sono tuttavia fortemente circoscritte, prevedono un’esenzione temporanea delle multinazionali da alcuni di questi obblighi.


Portata extraterritoriale

Secondo il testo legislativo, le relazioni sulla trasparenza fiscale si estendono anche alla lista UE delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali al di fuori dell’UE (paesi che figurano nelle cosiddette liste “nere” e “grigie” dell’Unione). Sebbene i deputati avessero chiesto disposizioni più rigorose per contrastare il trasferimento degli utili verso paradisi fiscali di paesi terzi, le nuove norme faranno comunque emergere il gettito fiscale dirottato verso i paradisi fiscali.

Nel gennaio 2021, il Parlamento europeo ha recepito delle relazioni che mostrano che 6 dei 20 maggiori paradisi fiscali sono paesi UE, con due Stati membri tra i primi sei della lista. Uno studio del direttore dell’Osservatorio fiscale dell’UE ha concluso che circa l’80 % degli utili movimentati nell’UE viene spostato verso i paradisi fiscali dell’Unione.

Il testo è stato dichiarato approvato senza votazione finale, poiché’ nessun emendamento è stato approvato, conformemente alla procedura legislativa in seconda lettura.


Citazione

La correlatrice Evelyn Regner (S&D, AT) ha dichiarato: “La persistenza paga. Nonostante tutte le avversità e il blocco di cinque anni in Consiglio europeo, possiamo dire con orgoglio che la richiesta di maggiore trasparenza fiscale delle imprese ha avuto risposta. Le società hanno agito secondo le loro regole per troppo tempo. Grazie alla trasparenza fornita dai resoconti pubblici paese per paese, ora saremo in grado di fare luce su questa giungla aziendale opaca”.

Il correlatore Ibán García del Blanco (S&D, ES) ha dichiarato: “L’adozione di oggi è un passo atteso da tempo per aumentare la trasparenza aziendale e creare un precedente mondiale. L’UE deve porre fine all’alone di segretezza su dove e come le grandi multinazionali fanno affari e quante tasse pagano in ogni paese. Cittadini, investitori, sindacati, ricercatori e giornalisti hanno il diritto di conoscere queste informazioni e le imprese devono dimostrare di comportarsi in modo responsabile. “


Prossime tappe

La direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Gli Stati membri avranno quindi 18 mesi di tempo per recepire la legge nelle rispettive legislazioni nazionali. Entro la metà del 2024 le imprese dovranno quindi conformarsi alle prime disposizioni della direttiva.

La legislazione comprende una clausola di revisione, secondo cui le norme saranno riesaminate tra quattro anni e prorogate previa valutazione.

 

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: