Vi sono momenti in cui non si può credere di farla franca, di agire con ipocrisia e rispondere con pelosa retorica ai drammi che si consumano sotto i nostri occhi, sperando magari di far sedimentare la polvere e tornare a far finta di niente, perché ormai la polvere si è stratificata ed è diventata una montagna di intollerabili ingiustizie. In Europa, uomini e donne non sono eguali. Con la crisi del Covid lo sono ancora meno e il rischio è di compromettere anche diritti acquisiti. La Giornata internazionale della donna quest`anno non ammette retorica. I dati sono chiari, e le misure adottate dai governi europei hanno acuito il divario di genere in termini di disoccupazione, peso del lavoro domestico, sicurezza finanziaria e autonomia personale. Le donne sono state le prime a perdere il lavoro e a finire in cassa integrazione. I settori più colpiti hanno una forte presenza femminile: turismo, cultura, tempo libero, ristorazione, servizi. Le donne rappresentano il 76% del personale sanitario e l`86% dei prestatori di assistenza nell`Unione. L`identikit della povertà in Europa oggi è donna e madre, inutile girarci attorno. La pandemia ha messo in luce un tratto perverso del nostro modello economico e sociale, e cioè la considerazione che la povertà sia una colpa e il bisogno di cura una debolezza. Occorre ripensare i nostri obbiettivi. Non avremo nessuna transizione verde, digitale se essa non sarà più equa in termini di parità di genere. Nel negoziato sul Bilancio pluriennale dell`Unione abbiamo insistito su questo ed è diventata una priorità assoluta. Una battaglia vinta, e adesso dovrà seguire una coerente valutazione dei programmi. Stati e regioni saranno tenuti sott`osservazione. E lo stesso vale per i Piani nazionali di
Recovery. Se la ripresa avrà il segno dell`uguaglianza, questo cambierà molto concretamente la vita delle persone. Le donne in Europa guadagnano in media il 14,1% in meno degli uomini. Questo non è accettabile. Serve rilanciare subito la grande battaglia dell`uguaglianza salariale. Si tratta di un principio che è sancito dai nostri Trattati, ma che non ritroviamo negli ordinamenti nazionali. Lo stesso vale per l`applicazione della direttiva sul bilanciamento tra lavoro e vita privata. La leadership delle donne produce cambiamento. La direttiva per regolare la loro presenza nei consigli di amministrazione delle imprese è bloccata da troppi anni in seno al Consiglio dell`Unione e i governi continuano a nascondersi. Durante il confinamento, un alto numero di donne ha subito violenze e i femminicidi non conoscono soste. Non possiamo accontentarci dell`indignazione. Abbiamo il dovere di stabilire che la violenza sulle donne è un reato sanzionabile ovunque nello spazio europeo. La ratifica della Convenzione di Istanbul, da parte dei Parlamenti nazionali, dovrebbe essere un parametro per valutare il rispetto dello stato di diritto nei 27 paesi dell`Unione. È tempo di aggiungere la violenza contro le donne nell`elenco dei reati di dimensione europea sanciti dai Trattati. Questa crisi ci consegna la grande opportunità di sostenere la dignità delle persone, rendere giustizia alle donne, costruire uno spazio europeo che sia punto di riferimento in un mondo in cui l`uguaglianza non trova cittadinanza. E questa Europa, come già dimostrato nella risposta alla crisi, ha valori e risorse per farlo.

 

 

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