Il Presidente del Pe: a parte di Bruxelles non c’è nessun dirigismo, ma solo voglia di collaborare con tutti i Paesi

 

 

Il presidente del Parlamento europeo Davide Sassoli ricorda all`Italia che esiste uno strumento di consulenza tecnica per i Recovery Plan nazionali, lo ha voluto e finanziato un’Europa “non più dirigista”, consapevole del fatto che dalla crisi o si esce tutti insieme o non si esce. E tuttavia l`Italia è finora sembrata “un po` distratta” rispetto questa opportunità. Nel corso del convegno delle “Donne per la salvezza” che ieri ha discusso il tema del Next Generation Ue con riferimento al contrasto alle diseguaglianze di genere, è emerso uno spunto importante ma finora sottovalutato per la configurazione dei progetti italiani. 

 

di Flavia Perina

Abbiamo lavorato da settembre per definire linee guida sulle quali impegnare il Parlamento, abbiamo avuto negoziati soddisfacenti con le altre istituzioni, abbiamo preso impegni concreti. Avremo una supervisione sugli obiettivi europei, ma su alcuni meccanismi ci sarà grande attenzione. Giovani, donne rafforzamento stato sociale: la crisi ha messo in evidenza che gli anelli più deboli sono le donne, abbiamo necessità di metterle in condizioni di essere protagoniste». David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, conferma l`impegno della Ue contro la disparità di genere. «C`è grande attenzione, il rafforzamento dell`impegno sociale è una priorità della presidenza portoghese. Il Covid ci offre molte lezioni, l`Unione europea non è solo Bruxelles. Non c`è dirigismo, ma voglia di collaborazione. Abbiamo bisogno di snellire i processi, il Recovery deve ancora partire. Faccio appello ai parlamenti nazionali: abbiamo visto che alcuni se la prendono troppo comoda».

La principale critica al piano italiano riguarda la mancata indicazione degli obiettivi specifici in ciascun progetto. Secondo lei è dovuto a problemi tecnici o politici?

«Per supportare gli stati nazionali, Bruxelles si è però attivata mettendo a disposizione uno strumento di consulenza tecnica sulla gestione dei fondi, finanziato con 850 milioni di euro a disposizione dei singoli Paesi. Su questo però noto una certa distrazione dell`Italia. L`Unione europea non è più dirigista. Il successo del Recovery dipende dalla responsabilità e anche dalla stabilità dei singoli Stati membri. La ripresa dei singoli Paesi de- ve coincidere con l`obiettivo comune di avere un’Europa più forte».

C`è nella politica la consapevolezza che la crisi rischia di moltiplicare la diseguaglianza tra donne e uomini, soprattutto nelle opportunità di lavoro?

«Ci sono squilibri in tutti i Paesi europei: ora sarà possibile riequilibrare, ma molto dipenderà dagli Stati nazionali. Abbiamo messo a disposizione dei Paesi delle opportunità, il Mes sanitario, il Recovery. Tutti si devono prendere le loro responsabilità, questa stagione ci offre tante lezioni che non dobbiamo dimenticare nel cassetto. Noi dobbiamo stimolare e sostenere, mettere tutti nelle condizioni di agire. La ripresa dei Paesi deve coincidere con l’obiettivo di avere un’Europa più forte. Però il Recovery deve partire adesso e l’instabilità può mettere a rischio la ripresa».

A quale rischio si riferisce?

«Ci sono molti sacerdoti dell’ortodossia che in questo momento non vogliono parlare. L’anno scorso siamo rimasti tutti stupiti dalla velocità con cui è stato sospeso il patto di stabilità, vogliamo che torni come prima? Per ora sospeso per un anno, questa è una grande battaglia, il Recovery deve partire presto».

 

 

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