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“Il Mes e’ uno strumento non dell’Ue ma dei governi, per questo non si puo’ imporre. Per la riforma stiamo aspettando via libera dell’Italia, che e’ l’unico Paese rimasto fuori dalla decisione, domani ci auguriamo che ci sia il via libera” all’Eurogruppo. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a Che tempo che fa.

 

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“Non ho ancora parlato con il presidente eletto Biden ma ci auguriamo che il senso di una storia che un po’ si è interrotta possa riprendere nella collaborazione e nel rispetto reciproco”. Lo ha detto il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, a ‘Che Tempo che Fa’.

 

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“Sul recovery fund siamo molto impegnati affinché parta. Se non ci sarà il via libera di Polonia e Ungheria questi strumenti dovranno essere rivisti. Ci auguriamo che la presidenza tedesca riesca nell’opera di convincimento. Abbiamo chiuso un buon accordo e ci saranno risorse per l’economia di tutti i Paesi ma anche delle regole sullo stato di diritto perché non consideriamo l’Europa un bancomat. A crisi e ripresa deve sovraintendere la democrazia”. Lo ha detto il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, a ‘Che Tempo che Fa’.

 

Trascrizione dell’intervista

 

Fabio Fazio

Buonasera, buonasera a tutti.

Incominciamo con un ospite davvero importante che – gentilmente – si presta per iniziare a introdurre – dal generale al particolare – la nostra puntata.

Diamo il benvenuto al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.

Buonasera Presidente, grazie per essere con noi.

Dunque, io entrerei subito nel merito rispetto alle scadenze di domani che attendono l’Europa. Sul tavolo dell’Eurogruppo domani arriva la riforma del MES e si decide come e se renderlo più appetibile. 

Molti invitano l’Italia ad adottarlo per evitare ulteriori shock. A dire la verità, al momento, nessun altro governo lo ha chiesto.  

Lei pensa che l’Italia dovrebbe adottare la propria quota di MES o no?

David Sassoli 

Allora, il MES va ratificato e ci sono dei buoni motivi. Ricordiamolo subito, il MES non si può imporre, è una scelta dei governi e dei parlamenti e, quindi, delle forze politiche della maggioranza. Questa riforma è molto importante perché consente anche di attivare un fondo per le crisi delle banche. Adesso, le nostre banche sono tutte in ordine e non hanno nessun problema, però viviamo in un mondo molto complicato e quindi avere questo tipo di assicurazione è molto importante. Poi, c’è il problema che il MES è uno strumento non dell’Unione Europea, ma dei governi: ecco perché nessuno lo può imporre a nessuno. Per quanto riguarda la riforma, stiamo aspettando che ci sia il via libera dell’Italia – l’unico paese che è rimasto ancora fuori dalla decisione – e domani ci auguriamo che questo “via libera” ci sarà. inoltre, c’è tutta un’altra partita da giocare e proprio perché l’Italia sarà dentro questa partita, credo che sia bello anche farlo insieme, insieme al governo italiano, alle forze politiche perché noi vogliamo che questo strumento – che viene trattato dai governi – diventi uno strumento dell’Unione, quindi un nuovo fondo a disposizione della Commissione e controllato dal Parlamento. Questa è una battaglia per il prossimo anno ma, naturalmente, adesso serve la ratifica italiana.

Fabio Fazio  

Presidente invece rispetto al Recovery Fund, adesso ci sarà il Consiglio Europeo nel quale se ne deve riparlare e che è previsto per il 9 e il 10 dicembre, lei crede che la partita verrà chiusa? Lei sa che il Presidente del Consiglio Conte, ospite da Lilli Gruber qualche giorno fa, ha detto che l’Italia è solo in leggero ritardo rispetto al piano sull’uso dei fondi. Secondo lei come stano le cose?

David Sassoli  

Noi adesso siamo molto impegnati perché dobbiamo vedere se ci sarà il via libera della Polonia e dell’Ungheria. Qui stiamo parlando di strumenti che dovranno essere rivisti. Ci auguriamo che la presidenza tedesca riesca in questa opera di convincimento del governo polacco e ungherese in modo tale che a metà dicembre il Parlamento Europeo possa dare il suo consenso. Abbiamo passato tre mesi, abbiamo fatto una trattativa tra Parlamento Europeo e presidenza tedesca, ho incontrato tante volte la Cancelliera e abbiamo chiuso un buon accordo, un accordo che prevede un bilancio pluriannuale con più soldi per i cittadini. Naturalmente, con la partenza del Recovery ci saranno risorse abbondanti per poter ricostruire l’economia di tutti e 27 i paesi e anche delle regole perchè l’Europa noi non la consideriamo solo un bancomat. Vogliamo che ci siano anche delle regole sullo stato di diritto – quelle che contestano in qualche modo Ungheria e Polonia  – perché vogliamo che alle crisi e alla ripresa sovraintenda la democrazia e quindi questo è punto al quante noi teniamo. Abbiamo fatto un buon accordo Io spero naturalmente nei prossimi giorni ci sia una (…)

 

Fabio Fazio

Se mi permette per chi non avesse seguito la vicenda nella sua interezza: Ungheria e Polonia protestano di fatto perché un nuovo regolamento dell’Unione impone appunto il rispetto di certe regole dello stato di diritto in cambio dell’elargizione dei fondi europei e quindi (…)

David Sassoli

Però, se posso permettermi Fazio, loro (Polonia e Ungheria) dicono di essere in regola di non violare lo stato di diritto, quindi che preoccupazioni ci sono?

Fabio Fazio  

Recovery Fund: sarà composto sia da prestiti che da sussidi. A tal proposito lei ha lanciato una proposta: cancellare il debito. Possiamo veramente prendere in considerazione l’idea di cancellare il debito? In molti l’hanno frenata sia dalla BCE che alcuni del suo stesso partito.

David Sassoli 

La cosa divertente di questa intervista è che ho lanciato un po’ i temi dell’agenda del prossimo anno. L’Europa non si deve fermare con il Recovery, sarebbe troppo poco! Questi sono tanti soldi e, naturalmente, vogliamo che arrivino presto però noi non vogliamo fermarci qui, noi non vogliamo tornare indietro. Non vogliamo tornare a quel modello che ha creato – prima del covid – tanta disuguaglianza. Vogliamo andare avanti e l’agenda Europea è lì ed è pronta alla discussione. Io ho detto a proposito del tema del debito per le spese del covid che è un’ipotesi interessante, non ho parlato di cancellazione. Però vedo che molti, in tanti paesi ne parlano anche liberamente e, le dico, la cosa divertente è che la stessa intervista, con le stesse domande, fatta con la stessa persona, dello stesso giornale è stata pubblicata anche su DIE WELT che, insomma, non è un giornale dei centri sociali ma è un autorevolissimo quotidiano tedesco. L’intervista qui è stata presentata come una riflessione, anche sul debito perché tutti i paesi europei stanno spendendo tanti soldi non solo in Europa, ma in tutto il mondo si stanno spendendo tanti soldi e questi soldi peseranno. Naturalmente tanti degli interventi che sono stati fatti, sono stati fatti proprio per mutualizzare il debito, per renderlo comune però io credo che bisognerà fare altro. 

Nelle settimane scorse, abbiamo iniziato – e forse alcuni non lo hanno notato – una negoziazione tra Parlamento e presidenza tedesca per decidere quali saranno gli strumenti per usare il Recovery e in quella sede si comincia a parlare della riforma del patto di stabilità. Il tema del debito da covid, è un tema. Come lo risolveremo? Ci piacerebbe che tanti economisti, scienziati e tecnici ci dessero un contributo e non si ricordassero che ci sono i trattati da rispettare, perché quello lo sappiamo da noi.

Fabio Fazio  

Va bene, perché Presidente alcuni hanno detto che lei ha fatto questa riflessione per ingraziarsi Movimento 5 Stelle in vista della sua probabile candidatura a sindaco di Roma. Volevo sapere se ha già in mente dei sensi unici che voleva cambiare, i parcheggi…

David Sassoli

Guardi, conoscendo la malizia di alcuni giornalisti e degli uffici stampa questa osservazione sarebbe vera se io mi candidassi, ma siccome io non mi candiderò – come ho ripetuto tante volte – i sensi unici lasciamoli a chi farà il sindaco di Roma.

Fabio Fazio 

Presidente parliamo d’Europa attraverso il Covid. Immagino che questa sarebbe anche la grande occasione per costruire davvero un Unione dei cittadini che potesse garantire stesse cure, nello stesso tempo nello stesso modo e la stessa distribuzione del vaccino a tutti. 

È un’ipotesi percorribile o ciascuno farà come sembra per sé?

David Sassoli 

Mi è piaciuta molto l’affermazione della cancelliera Merkel che ha parlato della necessità di una politica comune della sanità, perché è evidente che adesso lo capiscono tutti, lo capiscono i cittadini quanto sia importante l’Europa, la sua risposta e il fatto che l’Europa possa proteggerci da sfide come quella del Covid, ma non solo anche da tutte le sfide globali. Naturalmente noi abbiamo qui delle regole che impongono alcune cose e ci limitano in altre: la politica sanitaria è una politica nazionale, regionale. Quello che ha fatto l’Europa sui vaccini è stato acquistare un portafoglio di 6 vaccini, con dosi da un miliardo e passa che saranno distribuite a tutti i paesi. Naturalmente poi saranno i paesi ad organizzare i loro piani di distribuzione, però ci tengo particolarmente ad una cosa: che siano gratuiti. Ecco, dobbiamo impegnarci e dobbiamo batterci perché siano gratuiti, perché siano accessibili a tutti, soprattutto alle fasce più deboli. 

Fabio Fazio  

Speriamo. 

A proposito di covid, come sa in Italia si sta polemizzando sull’apertura degli impianti sciistici e c’è anche chi dice di adottare una strategia a livello europeo, cioè chiudere gli impianti in tutta Europa. Lei che ne pensa?

David Sassoli  

Le ripeto, questo tipo di competenze sono in capo agli Stati. L’Europa può aiutare nel dialogo, come ha fatto anche nei mesi di aprile e di maggio quando alcuni paesi volevano comportarsi in un modo e altri in un altro, può aiutare nel dialogo, ma le competenze in queste materie sono nazionali. Naturalmente, non dobbiamo soltanto prendere atto di questo. Lo dicevo prima, quello che sta nascendo nelle nostre opinioni pubbliche è la voglia di un’Europa con più competenze, c’è più fiducia e quindi si spera che l’Europa possa essere meglio attrezzata. Ecco perché dobbiamo riformare l’Europa, non possiamo fermarci qui, né agli strumenti economici che riguardano la lotta a quelle disuguaglianze che prima del covid abbiamo conosciuto molto bene. Allo stesso tempo è necessario riformare la democrazia Europea, renderla la meno burocratica

Fabio Fazio  

Posso chiedere – in una formula eufemistica – lei trova interlocutori in grado di recepire e di condividere questa sua passione?

David Sassoli 

Ma no, non è una passione, è un’esigenza. A Bruxelles, nelle istituzioni, questa è il grado di responsabilità. Oggi c’è una forte concentrazione su questo. Adesso speriamo che il prossimo mese possa partire la Conferenza sul Futuro dell’Europa che sarà un appuntamento proprio per delineare alcuni meccanismi da aggiustare, perché una democrazia che non risponde in tempi rapidi di certo non fa innamorare nessuno. Abbiamo bisogno di alcuni meccanismi, di cambiamenti molto forti perché la democrazia europea funzioni molto meglio. Però, devo dire anche che quello che è successo in questi nove mesi è il paradigma di tante cose che sembravano impossibili e che invece si possono fare. Tanti scienziati dell’economia che a febbraio dicevano “Il patto di stabilità non si tocca”, è bastato il covid e una settimana per prendere una decisione storica, senza tante discussioni si possono fare tante cose. Poi ci sono i Trattati, bisogna naturalmente rispettare i trattati, ma i trattati possono essere cambiati: non sono la legge di Mosè. Tutto deve essere funzionale a una democrazia migliore.

Fabio Fazio  

Speriamo che in quest’agenda ci sia il clima, le emissioni e tutto quello che deriva dalla quella che sarà la prossima emergenza. Posso chiedere se ha già avuto modo di sentire il Presidente eletto Biden?

David Sassoli  

No, però ho fatto i complimenti e ho scritto una lettera alla Presidente Pelosi visto che il suo partito ha avuto questo grande risultato. Noi ci auguriamo che il senso di una storia che un po’ si è interrotta riprenda nella collaborazione e nel rispetto reciproco. Questa è la prima volta che l’Europa si trova ad affrontare da sola una sfida globale. Forse se lo avessimo fatto anche in amicizia e in collaborazione con gli Stati Uniti, forse la risposta di tutti poteva essere più forte

Fabio Fazio  

A proposito di questa sfida, un’ultima considerazione. Lei trova che dopo l’estate l’Europa si è fatta cogliere impreparata su quella che viene definita la seconda Ondata? Pensa che nessuno a livello europeo fosse pronto?

David Sassoli 

No, veramente a livello europeo si diceva di fare grande attenzione, credo che ci siano stati dei meccanismi all’interno dei nostri paesi che abbiano funzionato poco e forse anche poca messa a fuoco del pericolo a cui si andava incontro. I richiami da parte delle istituzioni europee ci sono stati, ricordo anche la Presidente Von der Leyen che è intervenuta molte volte raccomandando prudenza, ma forse questi avvertimenti sono stati un po’ inascoltati. Adesso, naturalmente, ci siamo trovati con una seconda ondata e credo che sia un periodo di grande fatica per tutti, però non dimentichiamoci il dolore. In Italia si sono superati 54.000 morti e non vorrei che ci fosse del cinismo nel valutare questo impatto.

Fabio Fazio 

Si, ma se lei avesse visto oggi le strade di Milano e immagino anche di Roma – dove si trova oggi pomeriggio – diciamo che insomma si vede che c’era gran voglia di normalità, sembra che la prudenza sia già stata messa da parte, ahimé

David Sassoli 

Non bisogna allentare in quest’ultimo sprint. Assolutamente credo che questo sia il senso della responsabilità di tutti vedo tanti dibattiti anche sul Natale, in tutti i paesi. Magari facciamo uno sforzo in più e concentriamoci sull’agenda del futuro che sarà molto impegnativa per tutti.

Fabio Fazio 

Grazie Presidente, buona serata e buon lavoro.

 

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