Parla il presidente del Parlamento europeo: “ll Mes è da riformare. Lasciare nel congelatore 400 miliardi sarebbe intollerabile. Va creato un Tesoro a livello europeo, i bond del Recovery devono diventare un modello definitivo”

 

Cancellazione dei debiti accumulati dai governi per rispondere al Covid, Eurobond permanenti, nuovo Mes gestito direttamente dalle istituzioni europee e riforma dei trattati per eliminare il diritto di veto in tutti gli ambiti della politica dell’Unione. E questa la ricetta che David Sassoli ritiene indispensabile per uscire dalla crisi innescata dalla pandemia. Proposte rivoluzionarie che il presidente del Parlamento europeo – in costante contatto con i leader nazionali e con i vertici delle altre istituzioni Ue – lancia a pochi giorni dalla chiusura del negoziato tra la sua istituzione e i governi sul Recovery Fund. «Ci sono disperazione e miseria, iniziano ad aprirsi crepe sociali: quanto deciso fin qui – afferma Sassoli aprendo un squarcio sul dibattito che probabilmente occuperà le cancellerie nel 2021 – è di estrema importanza e caratterizzerà l’Europa nei prossimi anni. Adesso però dobbiamo avviare una grande riforma per dare più governo e più sovranità all’Unione».

 

Da giorni tra Bruxelles e le capitali dietro le quinte si discutono nuove iniziative per reagire alla perdurante incertezza economica causata dalla seconda ondata di Covid, ma sul tavolo non c’è ancora nulla di concreto: lei a cosa pensa?

«Innanzitutto una premessa: ha ragione Paolo Gentiloni (commissario Ue all’Economia, ndr) quando sostiene che è inutile pensare di riattivare il Patto di Stabilità prima del 2023. Non possiamo permetterci un ritorno brusco di quelle regole prima che i paesi abbiano recuperato la crescita persa durante il Covid. Distruggeremmo l’inizio della ripresa»

 

Rinviando il ritorno delle regole di bilancio i debiti nazionali non diventeranno ingestibili?

«Abbiamo bisogno che tutti gli Stati membri s’impegnino in riforme fiscali coordinate a livello europeo, in modo da sviluppare politiche redistributive. Molti combattono con la povertà, ma altri hanno guadagnato dalla crisi. Il contributo dei privilegiati è importante per ridurre le diseguaglianze».

 

A chi si riferisce?

«Ai giganti della Rete e ad alcune grandi catene di distribuzione».

 

Pensa a Web Tax nazionali anziché a quella europea allo studio di Bruxelles?

«No, la Web tax servirà a far pagare alle aziende digitali le tasse per i profitti che generano in Europa e sarà a livello Ue perché dovrà garantire le risorse per una parte del Recovery. Mi riferisco alla necessità di mettere fine ai privilegi dei quali le grandi industrie godono in alcuni paesi dell’Unione, come i tax ruling».

 

Nei giorni scorsi la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha parlato della necessità di rendere permanente il Recovery Fund: condivide questa idea?

«Dobbiamo prendere sul serio il richiamo della presidente Lagarde e rendere definitivo l’indebitamento comune».

 

In che modo?

«È necessario rendere permanenti le emissioni di debito comune e creare un Tesoro a livello europeo. Abbiamo avuto un grande successo con i bond di Sure e avremo un grande successo con quelli del Recovery. E un modello da rendere definitivo. Con bond europei potremmo impegnare la Bce nel finanziamento della transizione ecologica, che è anche uno strumento della ripresa. Si tratta di un tema decisivo che potrebbe consolidare davvero l’Unione».

 

Pensa sia anche necessario e possibile cancellare i debiti contratti dai governi per rispondere al Covid?

«È un’ipotesi di lavoro interessante, da conciliare con il principio cardine della sostenibilità del debito. Nella riforma del patto di stabilità dovremo concentrarci sull’evoluzione a medio termine di deficit e spesa pubblica in condizioni di crisi e non solo ossessivamente sul debito».

 

Non è difficile proporre ai nordici misure così divisive quando nessun governo ha ancora fatto ricorso al Mes?

«Se la linea di credito sanitaria del Mes fosse stata usata subito sarebbe stata utile. Ma dobbiamo prendere atto che su quello strumento pesa il ricordo della crisi del 2008 e che ormai è anacronistico. Oggi quale paese con il Recovery, l’allentamento del Patto, Sure ed Eurobond si avvarrà del Mes? Nessuno. Dobbiamo essere pragmatici, ma dobbiamo anche dire che di fronte alla sofferenza che vediamo in tutti i paesi lasciare nel congelatore 400 miliardi sarebbe intollerabile. Per rendere utile il Mes serve discontinuità: è necessario riformarlo e renderlo uno strumento comunitario, non più intergovernativo».

 

Cosa cambierebbe rispetto ad oggi?

«Che sarebbe governato dalla Commissione europea in base a norme comuni e non più dalle logiche dei governi, in cui prevalgono quelle dei più forti. Dobbiamo ragionare con una mentalità nuova. Non solo sul Mes, ma più in generale sulla governante dell’Unione, che va riformata».

 

Pensa a una riforma dei trattati?

«Per cambiare il governo dell’Europa bisogna mettere mano ai trattati».

 

Per fare cosa?

«Innanzitutto per eliminare il diritto di veto in capo ai singoli governi, uno strumento anacronistico in quanto al giorno d’oggi servono decisioni rapide, anche a beneficio dei cittadini e degli stessi governi. Servono nuovi trasferimenti di competenze, ovvero di poteri, dagli Stati nazionali all’Unione».

 

Non le sembrano proposte velleitarie?

«Poco tempo fa mi dicevano la stessa cosa rispetto alla tassa sulle transazioni finanziarie, che invece faremo partire al più tardi dal 2026. L’Europa è la risposta ai nostri problemi. Oggi, ad esempio, l’Unione ha un portafoglio con 6 vaccini per almeno 200 milioni di dosi ciascuno. Sono stati comprati dalla Commissione su mandato del Parlamento a basso costo perché se acquisti tali quantità sei forte sul mercato. Nessuno Stato europeo avrebbe potuto farlo da solo. Questo dimostra che serve un’Unione sanitaria. E lo stesso vale per i bond, per i migranti e per tanti altri ambiti».

 

E sicuro che i leader possano accettare proposte così innovative e divisive?

«Ne sono convinto, vedo tutti i governi molto impegnati nella ricerca di risposte comuni. Le misure varate in questi mesi non possono essere temporanee».

 

I governi del Nord Europa le hanno accettate proprio perché una tantum.

«Il successo del Recovery li farà ricredere».

 

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