«E necessario garantire un processo di autodeterminazione in Bielorussia», ha detto ieri ai capi di Stato e eli governo della Ue il presidente del Parlamento europeo, David. Sassoli. «Ritengo sia stato molto importante riunire il Consiglio per discutere di una ‘si che riguarda i valori fonentali», spiega nell’intervista al Corriere Sassoli, secondo il quale a Minsk. «non possono esserci ingerenze, tantomeno interventi esterni». E aggiunge: «Ho chiesto che si proceda con sanzioni individuali nei confronti dei responsabili della repressione delle proteste o delle frodi. elettorali. E chiaro che la volontà ciel popolo bielorusso dev’essere rispettata. Sappiamo come sono andate le elezioni e conosciamo quanto siano state brutali le violenze. Ora occorre rimettere nelle mani dei cittadini della Bielorussia il diritto ad autodeterminarsi. Per farlo l’tie è unita, c’è una grande preoccupazione comune».

Svetlana ‘fikhanovskaya ha chiesto di «non riconoscere le elezioni farsa» e il Consiglio europeo straordinario ha accolto l’appello.
«E il punto di partenza. ll processo di autodeterminazione riparte da dove H meccanismo istituzionale si è inceppato e cioè dalle elezioni. Questo è anche il solo modo di difendere l’autonomia e l’indipendenza della Bielorussia. Il risultato elettorale falsato riguarda la vita di milioni di persone, non solo l’opposizione. C’è un intero Paese che chiede democrazia».

 Qual è il prossimo passo?
«Vogliamo far valere i nostri rapporti con Minsk. Prima di quanto è successo c’erano stati anche progressi nei rapporti tra Europa e Bielorussia. E non vorremmo che questa crisi venisse a toccare un sistema di relazioni politiche, diplomatiche e commerciali con i nostri vicini. Senza una chiara scelta del governo i nostri rapporti non potrebbero proseguire come se nulla fosse accaduto».

Lukashenko sembra sordo a ogni sollecitazione. La cancelliera Merkel ha rivelato che non riesce neppure a mettersi in contatto con lui.
«Mi auguro che il segnale unanime mandato oggi dal Consiglio europeo venga ascoltato. Noi chiediamo di rispettare i cittadini che chiedono trasparenza, democrazia, libertà. E siamo stati molto chiari nel chiedere che i dimostranti arrestati dopo il 9 agosto vengano rilasciati e risarciti».

Ci sono forti timori sul ruolo e sulle scelte della Russia. Merkel ha anche parlato con Putin.
«L’unica strada è quella del dialogo con tutti gli attori nazionali e internazionali per trovare una soluzione pacifica. Negli ultimi giorni ci è sembrato di individuare una disponibilità anche da parte delle autorità russe. Non è nell’interesse di nessuno inasprire la situazione».

Se Lukashenko continuasse sulla linea dura, quali strumenti avremmo per fare pressione?
«se pensasse al bene ciel suo Paese, capirebbe che tornare alle urne è il modo migliore per dimostrare la sua consistenza politica. Lukashenko ha la possibilità di ripristinare la legalità e aprire un dialogo con le opposizioni».

Sarebbero eventualmente necessarie sanzioni al Paese sul modello della Russia?
«E un caso diverso. Noi non vogliamo punire il Paese, che chiede rispetto dei diritti fondamentali. Occorrono sanzioni mirate e individuali».

L’Europa agirà unita fino in fondo su questo tema?
«Siamo ín un momento particolare. Affrontiamo la grande sfida della ripresa economica, all’insegna della solidarietà e dobbiamo farlo affermando principi che ci contraddistinguono anche nel rapporto con i nostri vicini e i partner globali. A un anno dalle elezioni. europee siamo a un cambio di fase. C’è un patrimonio di condivisione e unità che emerge a ogni passaggio. I livelli sono due: l’uscita dalla crisi causata dal Covid-lg e la nostra azione nel mondo. L’attenzione nei confronti della Bielorussia è un banco di prova per dimostrare che l’Europa può essere promotrice di democrazia e stabilità, sapendo che la sicurezza dei nostri vicini è anche la nostra».

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