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SOER 2020 – Lo stato dell’ambiente in Europa e in Italia

Intervento del Presidente Sassoli alla presentazione della relazione sullo stato dell’ambiente in Europa

“Buongiorno a tutti,

Voglio ringraziarvi innanzitutto per l’invito, è molto importante tenere alto il dibattito e non fermarci di fronte alle difficoltà che in questo momento stiamo vivendo.

Un anno fa, all’inizio di questa legislatura, abbiamo fatto una riflessione: quale poteva essere la nostra chiave di lettura della contemporaneità rispetto al modello sociale che vedevamo fare acqua da tutte le parti. E la chiave di lettura è naturalmente venuta molto naturale: quella di salvare il pianeta.

Investendo con sostenibilità in un cambiamento dei rapporti sociali, economici, e investendo naturalmente in una qualità del modello sociale che potrebbe ottenere dei grandi risultati da tutto questo.

Questo è un po’ lo sguardo che questa legislatura europea ha dato fin dal suo inizio e, infatti, alcuni mesi dopo la formazione della nuova Commissione, la presentazione del Green Deal è stata salutata come un punto di partenza della nostra azione. Naturalmente, come sappiamo, questo è stato un po’ rallentato, perché le difficoltà, la pandemia, nessuno si sarebbe aspettato che il mondo si sarebbe fermato: non solo l’Italia o l’Europa, ma il mondo intero.

E nelle difficoltà oggi abbiamo bisogno di riaffermare alcuni principii. Ecco perché quello sguardo e quegli obiettivi e quelle ambizioni non possono fermarsi.

La scorsa settimana abbiamo avuto in Parlamento la presentazione del Recovery fund da parte della Presidente della Commissione. Questo darà la possibilità di sostenere quel rilancio economico di cui abbiamo bisogno e che in questo momento in particolare, il nostro continente e le nostre società aspettano.

Naturalmente però, non possiamo permetterci di lasciare indietro quei programmi cha all’inizio della legislatura erano stati messi sul tavolo con grande ambizione.

Abbiamo davanti a noi in questo momento, caro Presidente – e voglio salutare il Presidente Conte con amicizia – abbiamo davanti a noi una grande sfida, ovvero la possibilità di progettare una nuova Europa, che sia naturalmente più equa, che risponda ai criteri di quello sguardo che un anno fa ci ha fatto pensare che salvare il pianeta fosse conveniente.

Un’Europa più equa, più verde, più digitale e proiettata al futuro. Le indicazioni che anche il Presidente La Porta poco fa sosteneva sono molto evidenti. Progettare i prossimi dieci anni: non possiamo non accettare questa sfida.

Siamo d’altra parte, altresì convinti che le sfide ambientali che abbiamo davanti come la perdita della biodiversità, il collasso dei servizi eco sistemici, l’inquinamento, i cambiamenti climatici possano favorire uno sviluppo diverso e anche più conveniente. Siamo consapevoli innanzitutto della perdita irreversibile di un certo numero di specie fino all’estinzione al di là di ciò che molti scienziati considerano sicuro per il nostro ecosistema. E siamo sull’orlo, naturalmente, di un disastro climatico.

Fin dalla loro istituzione 25 anni fa, l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) e la Rete europea d’informazione e di osservazione in materia ambientale (EIONET) hanno raccolto e analizzato i dati e li hanno trasformati in informazioni, conoscenze, per sostenere il processo decisionale e informare il pubblico e anche i legislatori. Questa cooperazione, questo lavoro è di grande valore.

L’Agenzia ci fornisce le sue competenze e il suo contributo tecnico su vari temi, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile del 2030, la lotta contro il cambiamento climatico e il Green Deal europeo.

Il lavoro dell’agenzia riguarda la vita di 500 milioni di persone che vivono nell’Unione, ed è stata istituita – e questa era un po’ l’ambizione –  per proteggere la salute umana, l’ambiente, per rendere l’Unione europea nel complesso più sicura, più sana e più competitiva – e la pandemia ci richiama a questi obiettivi. Negli ultimi anni, con l’adozione di quasi tutte le normative ambientali, l’elenco dei compiti che l’Agenzia deve svolgere è aumentato. Vi assicuro che il Parlamento europeo è un convinto promotore del lavoro dell’Agenzia europea e un fervente sostenitore della sua stabilità finanziaria.

L’Agenzia agisce come un’unica interfaccia tra le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri, le autorità nazionali, le autorità regionali devono garantire che i quadri normativi dell’Unione funzionino bene e abbiano il necessario contributo scientifico. Il lavoro fornito a noi policy makers di prendere decisioni consapevoli su un’ampia gamma di questioni, passa dalle informazioni, in questo caso anche attraverso le informazioni dell’agenzia. In Italia, come in tutti gli Stati membri, c’è accesso allo stesso alto livello di competenza scientifica e tecnica perché l’agenzia riunisce i migliori esperti di tutta l’Unione attraverso l’Eionet, la “rete europea di informazione e osservazione ambientale”.

Cosa succede? Che ogni 5 anni l’Agenzia presenta un’analisi approfondita sullo stato e le prospettive dell’ambiente europeo – “SOER”. All’inizio di dicembre, l’Agenzia ha pubblicato il SOER2020 che il Dr. Hans Bruyninckx, che saluto, direttore esecutivo dell’Agenzia presenterà questa mattina. Questo rapporto arriva in un momento chiave per le politiche dell’Unione. L’Europa si trova ad affrontare sfide ambientali di portata e urgenza senza precedenti. Mentre le politiche ambientali e climatiche dell’UE hanno fatto la differenza e hanno portato benefici sostanziali negli ultimi decenni, abbiamo bisogno, in questo momento in particolare, di un’azione urgente di tutta l’Unione per affrontare il cambiamento climatico, e di raggiungere con l’azione europea una leadership mondiale. Una leadership mondiale morale. Arrivare ad un continente ad emissioni zero è davvero la sfida del futuro.

Per questo motivo, a novembre, il Parlamento europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale, ha riconosciuto che non si può più continuare come in passato. Abbiamo bisogno di cambiamenti coraggiosi e massicci, che coinvolgano la nostra società nel suo complesso e che, per riuscire nella transizione verde, non lascino indietro nessuno. Abbiamo anche bisogno di lavorare in modo diverso, nei diversi settori, tra le generazioni, sia che si viva in città che nelle aree rurali, per ridurre le emissioni di gas serra e fermare la distruzione del mondo naturale.

L’Europa sta affrontando l’emergenza climatica e la trasformazione verso un futuro più sostenibile, e deve tener conto della dimensione sociale e della lotta contro le disuguaglianze. Le sfide ambientali possono essere risolte solo se poniamo la riduzione delle disuguaglianze al centro dell’azione politica. Le sfide climatiche e le disuguaglianze vanno di pari passo con una giusta transizione che proteggerà i nostri cittadini e le nostre società. Lavorare per una società più equa è possibile, è conveniente, dobbiamo spiegarlo ai nostri governi, alle nostre istituzioni perché una società diseguale, in cui ampie fasce della popolazione vivono in condizioni di povertà, alimenta la crisi ecologica.

C’è bisogno anche di nuove forme di contratti a tutela dei lavoratori.

Forse avete visto le mappe interattive pubblicate dall’AEA nelle ultime settimane – queste mostrano gli impatti dell’aumento dei livelli del mare in scenari con basse e alte emissioni, l’aumento della siccità, gli incendi boschivi ecc. in diverse regioni d’Europa. Queste sono prospettive spaventose, che devono essere prese sul serio. Dobbiamo agire per alleviare i rischi che le nostre popolazioni dovranno affrontare contro inondazioni, siccità e l’impatto di queste sull’approvvigionamento alimentare, e altri disastri naturali che diventeranno più frequenti e sempre più costosi. Per i 33 paesi dello Spazio economico europeo, l’Agenzia stima una perdita collettiva di 13 miliardi di euro in media all’anno a causa di eventi meteorologici estremi.

Questo significa che abbiamo raggiunto un punto di non ritorno? I punti di non ritorno sono reali, ma ci sono anche delle buone notizie. L’anno scorso le emissioni di gas serra del settore energetico sono diminuite del 12%, con una forte riduzione della produzione di energia da carbone. Anche il 2019 è stato decisivo, perché per la prima volta l’Unione europea ha fornito più elettricità da energia eolica e solare rispetto alle centrali a carbone. L’Unione europea è all’avanguardia nell’azione per il clima, e ha fatto piacere riscontrare in molti concerti internazionali il richiamo a questa leadership mondiale.

La nostra società, e in particolare i giovani, vogliono un cambiamento. Pongono l’azione per il clima e la salute pubblica tra le loro più alte priorità. Sono loro i motori dei profondi cambiamenti di cui abbiamo bisogno. Dal modo in cui ci alimentiamo, dal modo in cui ci vestiamo, all’aria – e alla sua qualità – che respiriamo. Lo vediamo a livello globale, i cambiamenti radicali che ssono stati fatti per migliorare la qualità dell’aria, anche in Cina, grazie alle richieste e alla mobilitazione dei cittadini. Rimarrò quindi un cauto ottimista, guidato dai consigli affidabili come il SOER, per vedere come l’Europa può cambiare la sua traiettoria e raggiungere un futuro più sostenibile.

Io vi ringrazio, saluto il Presidente del Consiglio e il Ministro, che sono presenti e li ascolterò volentieri, e naturalmente è un incoraggiamento ad impegnarci maggiormente per alzare gli standard di qualità della vita dei cittadini europei perché soltanto con un’Europa pronta ad essere capofila in questa battaglia potrà esserci la prospettiva vera di un futuro maggiormente sostenibile.

Vi ringrazio”.