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Divario retributivo di genere: le donne guadagnano meno degli uomini nell’UE?

Le donne lavoratrici nell’UE guadagnano in media 16% in meno all’ora rispetto agli uomini. Come viene calcolato questo divario e quali sono le ragioni?

Anche se il principio di “parità di retribuzione per lavori di pari valore” e venne introdotto già nel Trattato di Roma nel 1957, il cosiddetto “divario retributivo” persiste – con miglioramenti marginali raggiunti negli ultimi dieci anni. Il Parlamento europeo ha costantemente chiesto più azioni per colmare il divario. Solleva di nuovo la questione in plenaria in un dibattito lunedì 13 gennaio.

Cos’è il divario retributivo di genere? Come viene calcolato?

Il divario o differenziale retributivo di genere è la differenza tra i compensi orari lordi di uomini e donne.
Si basa sugli stipendi versati direttamente ai dipendenti prima delle detrazioni fiscali e dei contributi previdenziali. Nei calcoli si tiene conto soltanto delle aziende con dieci o più dipendenti. Nell’Unione europea, il divario retributivo di genere è definito ufficialmente come “differenziale retributivo di genere non rettificato”, in quanto non tiene conto di tutti i fattori che influenzano il differenziale retributivo di genere, come le differenze in termini di istruzione, esperienza sul mercato del lavoro, ore lavorate, tipo di lavoro, ecc. Tuttavia, questo dimostra che generalmente in tutta l’Unione europea le donne guadagnano meno degli uomini.

Il divario retributivo di genere in UE

Interpretare i numeri non è così semplice come sembra. Difatti, un minore divario retributivo di genere in un paese specifico non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza di genere.
In alcuni stati membri, divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A loro volta, divari più alti tendono a essere collegati ad un’elevata percentuale di donne che svolgono un lavoro part-time o alla loro concentrazione in un numero ristretto di professioni.

In media, le donne svolgono più ore di lavoro non retribuito (cura di figli o familiari, lavori domestici) e gli uomini più ore di lavoro retribuito: solo l’8,7% degli uomini nell’UE lavora part-time, contro quasi un terzo delle donne nell’UE (31,3%). In totale, le donne hanno più ore di lavoro alla settimana rispetto agli uomini.


Le donne non soltanto guadagnano di meno all’ora, ma svolgono anche meno ore di lavoro retribuito. Sono di meno, infatti, le donne impiegate nella forza lavoro rispetto agli uomini. Tutti questi fattori insieme creano il divario (nel 2014 era quasi il 40%) retributivo complessivo tra uomini e donne. Le donne sono inoltre più propense ad avere interruzioni di carriera e a prendere decisioni professionali basate sulla cura e le responsabilità familiari.


Circa il 30% del divario retributivo totale di genere può essere spiegato con una sovra-rappresentanza di donne in settori relativamente a basso salario come l’assistenza, le vendite o l’istruzione. Vi sono ancora posti di lavoro, ad esempio nei settori della scienza, della tecnologia e dell’ingegneria, dove la percentuale di uomini impiegati è molto elevata (oltre l’80%). Le donne occupano anche meno posizioni dirigenziali: è donne meno del 6,9% degli amministratori delegati delle principali aziende. I dati Eurostat mostrano che, se consideriamo il divario tra le diverse professioni, le donne manager sono le più svantaggiate: guadagnano il 23% in meno all’ora rispetto agli uomini manager. Le donne continuano ad essere vittime di una vera e propria discriminazione sul luogo di lavoro, che si riflette nell’essere retribuite meno dei colleghi di sesso maschile che lavorano nelle stesse categorie professionali o nel subire una retrocessione al ritorno dal congedo di maternità.

Colmare il divario – i benefici

Si osserva che il divario retributivo tra i sessi si allarga con l’età – durante la carriera e parallelamente ai crescenti bisogni familiari – mentre è piuttosto basso quando le donne entrano nel mercato del lavoro. Con meno denaro da risparmiare e investire, questi divari si accumulano e di conseguenza le donne sono a maggior rischio di povertà ed esclusione sociale in età avanzata (il divario di genere nelle pensioni era circa del 36% nel 2017).