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Meeting di Rimini. David Sassoli: L’Europa partecipe, solidale e “porto sicuro”

Il presidente dell’Europarlamento al Meeting di Rimini: «Se guardate a come si è estesa l’onda nera del sovranismo vedete che ha puntato ai Paesi di più forte tradizione cattolica»

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“L’Europa, non dimentichiamolo, è il suo diritto. E anche quando le nostre Istituzioni si mostrano inadeguate o da riformare non dobbiamo dimenticare che, se anche imperfette, garantiscono comunque la convivenza possibile e custodiscono le nostre libertà”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, intervenuto stamani al Meeting di Rimini. 

“Non è un caso che le forze che vogliono dividerci ci raccontino di un sistema europeo le cui regole devono essere scardinate – ha aggiunto -. Non chiedono riforme, ma ritorni indietro per impedire all’Unione di giocare il suo ruolo sulla scena mondiale, di essere capace di regolare l’uso della forza che non è solo militare, e per impedire ai nostri paesi di affrontare i loro problemi e di superare tante ingiustizie”. Sassoli si è soffermato sull’”insopportabile ingerenza nello spazio europeo da parte di forze esterne”. “Fuori dallo spazio europeo torneremo sudditi perché non saremmo in grado di affrontare nessuna priorità”. Il riferimento è alla “sfida ambientale, la sicurezza, le questioni finanziarie, gli investimenti, la lotta alla povertà, l’immigrazione, il commercio internazionale, la politica agricola, industriale, la sfida tecnologica”. “Quali di queste grandi questioni possono essere affrontate dai nostri paesi da soli? Nessuna”. 

Parlando del ruolo che “anche oggi i cattolici giocano”, il presidente lo ha definito “un ruolo decisivo, perché “è sulla loro divisione che contano le destre neo-nazionaliste”. “Agitando fantasmi e paure non si è andati alla ricerca del voto cattolico, e neanche alla ricerca del voto conservatore: si è andati alla ricerca di frange e sette che rivendicano di essere la vera chiesa e che vengono chiamate a fischiare il Papa in una piazza italiana”.

Il suo è un ragionamento schiettamente pragmatico: «Pensiamo ai problemi che abbiamo, ai problemi che ha l’Italia… La sfida ambientale, la sicurezza, le questioni finanziarie, gli investimenti, la lotta alla povertà, l’immigrazione, il commercio internazionale, la politica agricola, industriale, la sfida tecnologica. Quali di queste grandi questioni possono essere affrontate dai nostri Paesi da soli? Nessuna».

Sassoli rimanda alla centralità che i concetti di complessità e interconessione rivestono nel magistero di papa Francesco e, nello stesso tempo, denuncia con durezza quelle «frange e sette che rivendicano di essere la vera Chiesa e che vengono chiamate a fischiare il Papa in una piazza italiana». E ancora, in modo non meno esplicito: «I cattolici hanno il dovere di opporre il profumo di una passione di verità cristiana a chi ancora oggi osa agitare i simboli della nostra fede come amuleti, con una spudoratezza blasfema».

Sassoli richiama come esempio virtuoso per l’attuale crisi italiana il percorso che ha portato all’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea, esorta a respingere la seduzione dei «pieni poteri» e sollecita l’impegno «per una riforma del regolamento di Dublino, che il Parlamento europeo ha votato a grande maggioranza – ricorda – e che stabilisce che chi arriva in Italia, Malta, Spagna, Grecia arriva in Europa ed è l’Europa a doversene occupare. Invito anche da qui, con voi, il Consiglio europeo a tirar fuori dai cassetti quella riforma e approvarla». Perché l’Europa è «uno spazio aperto, partecipato e solidale», afferma. Meglio ancora, è «un porto sicuro».