Senza categoria

Garantire una filiera agroalimentare equa per i piccoli operatori

Agricoltori e piccole imprese sono gli operatori più vulnerabili della filiera alimentare. Il Parlamento approva nuove norme contro le pratiche commerciali sleali per dar loro più protezione

In tutti i settori commerciali si verificano pratiche commerciali sleali. Nella filiera agroalimentare queste pratiche sottopongono i produttori agricoli a indebite pressioni economiche.

Martedì 12 marzo gli eurodeputati hanno approvato la nuova direttiva europea che assicura un trattamento più equo per gli agricoltori e per piccole e medie imprese agroalimentari, tutti soggetti vulnerabili a pratiche sleali da parte dei loro partner commerciali più grandi, come i supermercati e i rivenditori. I fornitori più piccoli spesso non hanno abbastanza potere contrattuale quando negoziano con grandi acquirenti e possono non avere compratori alternativi.

L’impatto delle pratiche commerciali sleali

Le pratiche commerciali sleali portano molte conseguenze. Prima di tutto minacciano la sopravvivenza dei piccoli produttori di cibo e scoraggiano le piccole imprese dall’investire in prodotti e tecnologie nuovi o dall’accedere a nuovi mercati. Le pratiche commerciali sleali generano inoltre dei costi inaspettati o delle entrate più basse di quanto previsto ai partner commerciali più deboli e possono portare alla sovrapproduzione, causando così uno spreco di cibo.

Cosa cambierà?

Le nuove norme stabiliscono degli standard di protezione che proibiscono pratiche sleali specifiche. Sono valide per tutti gli attori della filiera alimentare che hanno un volume d’affari inferiore ai €350 milioni, coprendo quindi produttori, cooperative, trasformatori e rivenditori di prodotti alimentari. Le regole si applicano anche ai fornitori non europei.

Le nuove norme vietano i pagamenti in ritardo per i prodotti alimentari deperibili, gli annullamenti dell’ultimo minuto e l’obbligo imposto al fornitore di pagare per gli sprechi. Vengono inoltre proibite le modifiche unilaterali o retroattive ai contratti o il rifiuto dei contratti scritti.

Altre pratiche, come il reso dei beni invenduti al fornitore, saranno permesse solo se chiaramente concordate a priori da ambo le parti.